Il pericolo sottovalutato della prostituzione di strada in Italia
«Hai mai paura?», abbiamo chiesto alla giovane donna dell’Europa dell’Est durante i nostri interventi. «Certo!», ha esclamato. «Abbiamo sempre paura, ogni giorno. Non si sa mai con chi si sale in macchina. Alcuni uomini sono pazzi…»
La prostituzione di strada fa parte da decenni del panorama visibile di molte città e strade italiane. Molto meno visibili, però, sono i gravi pericoli a cui molte sex worker sono esposte ogni giorno. Studi scientifici e rapporti di polizia mostrano che soprattutto le donne che lavorano in strada e salgono nelle auto dei clienti corrono un rischio molto elevato di subire violenze, abusi e persino omicidi.
Uno studio italiano sui femminicidi legati alla prostituzione ha documentato circa 500 prostitute di strada uccise tra il 1988 e il 2018. Secondo i ricercatori, i contesti più pericolosi sono quelli “outdoor”, cioè incontri in auto, su strade isolate o in zone industriali. In questi luoghi spesso manca qualsiasi controllo sociale e, in caso di emergenza, è difficile ottenere aiuto.
Molte aggressioni avvengono durante o dopo tragitti in auto con clienti sconosciuti. I media italiani hanno riportato più volte casi di stupro, rapina e violenza fisica ai danni di prostitute salite in macchina con i clienti. Le più vulnerabili sono spesso le donne migranti provenienti dall’Europa dell’Est o dall’Africa, che lavorano in condizioni precarie e spesso sotto il controllo di reti criminali.
I ricercatori sottolineano inoltre che le politiche di repressione e allontanamento della prostituzione di strada spesso aggravano il problema. Quando le sex worker vengono spinte lontano dalle aree frequentate, finiscono per lavorare in luoghi più isolati, dove il rischio di violenza aumenta notevolmente.
Gli studi condotti in Italia e in altri Paesi europei arrivano quindi a una conclusione simile: l’isolamento è uno dei principali fattori di rischio nella prostituzione di strada. Gli incontri in auto, i clienti sconosciuti e i luoghi isolati creano situazioni in cui le donne diventano particolarmente vulnerabili. Nonostante questi rischi, il fenomeno rimane spesso invisibile. Molte aggressioni non vengono denunciate per paura dello stigma sociale, dell’espulsione o di ritorsioni da parte di sfruttatori e gruppi criminali. Per questo motivo, il numero reale delle violenze potrebbe essere molto più alto rispetto a quello riportato dalle statistiche ufficiali.

